"Nulla si può definire solo un sogno.
Dire solo un sogno è una sciocchezza come dire solo una realtà, perchè un piccolo principe Poffer vive ugualmente sia nel mondo dei sogni sia nel paese reale da cui proviene."

kristoferpoffer {at} gmail.com

Titoli

Una strana coppia


non sarà stata scaltra come si credeva, non sarà stata grande quanto lo sarebbe stata un giorno, eppure, quella tartaruga sembrava avere idee del tutto rivoluzionarie per la sua epoca. la trovammo in giardino, al seguito di una chiocciola rediviva dopo una lunga pioggia autunnale. al cospetto di quella bavosa, lenta, lentissima creatura strisciante, il proverbiale flemma da tartaruga assumeva la tinta d'un dinamismo stravagante, quasi ribelle, addirittura rock. l'agile seguace con le zampette ruspanti scodinzolava attorno a quella lumaca col guscio a spirale, gironzolandole attorno come fosse un cagnolino fedele e iperattivo. la chiocciolina dal canto suo proseguiva senza scomporsi, rivestendo il suo peregrinare d'un silenzio sacrale, d'una ossequiosa devozione al proprio destino. la testuggine dai piedi alati le si parò allora in fronte tentando di arrestare la lenta furia della compagna. i due corpi invece, come fossero fatti d'aria ed aria soltanto, dapprima si fusero e poi di nuovo si scomposero in due aliti che s'attraversavano. la lumaca pur piano che andasse era chiaro fosse destinata all’infinito e la tartaruga sarebbe stata per sempre con lei.

è stata questione di un solo attimo per tornare a sentir parlare di te. lo stavano già facendo pochi istanti prima che io arrivassi. discutevano animatamente, così mi sembrò mentre da lontano arrivavo a passi lenti e indiscreti in modo da riuscire a carpire gli ultimi brandelli di quella seduta di gossip. non appena mi unii al gruppetto il discorso deviò frettolosamente, così repentinamente che cercarono di farmi intendere stessero parlando di rane. voglio dire, rane, dai. sorrisi all'accostamento di te e le rane e mi venne in mente un castello. io quando mi immagino un castello poi sono di buon'umore perché un castello secondo me è la prova tangibile che esistiamo. fin da piccolo mi sono sempre immaginato favole medievali che contenevano castelli; ancor prima che sapessi con certezza che cose del genere esistono davvero. la volta che vidi il mio primo castello fu come se mi fosse stata concessa l'occasione di sentirmi un po' meno fuori luogo, un po' più attaccato alla realtà di quanto non credessi. sta di fatto però che stavano parlando di rane, a loro dire, ed io capii subito che si trattava di te. tu e le rane siete parte di una fantasia gigante, di quelle dove non farebbe fatica a starci un intero castello.

Un figlio

vorrei essere come te, che non mi importasse di nulla e nessuno. vorrei essere come te quando ti vedo risolvere i problemi degli altri svuotandoli della loro importanza. vorrei saper parlare come fai tu quando, senza guardarci nemmeno negli occhi, sai già qual’ è la cosa giusta per tutti noi. vorrei il tuo amore, quello che non ci hai mai negato tra un colpo di cinta e il successivo dispensati per il nostro bene. ascolterei le tue favole se potessi aver l'occasione di vivere in un mondo in cui tu ritenga valga la pena di farci sognare almeno una volta. mi piacerebbe tenerti per mano, sentirti al mio fianco quando ho paura; sentirti presente quelle volte in cui sono troppo debole per poter anche solo ambire alla tua protezione paterna. sogno il giorno in cui mi dirai d'esser fiero di me, quel giorno in cui crederai che ci sia bisogno di ribadire un'ovvietà del genere. quando morirai, ed io sarò lì accanto a te, non dovrò dirti nulla, perché tu sai già quel che proverò; non è vero ?

vorrei essere diverso da come sei tu perché altrimenti avresti lottato invano. ho avuto quella vita che mi hai sempre promesso perché io potessi scappare da qui. vorrei saper raccontare la favola che ho vissuto, quella in cui nulla e nessuno hanno potuto ostacolare i sogni del bambino che hai cresciuto. ho avuto il tuo amore, ed ogni tanto un rimprovero m'insegnava la differenza tra il bene e il male. m'hai spiegato che nulla è deciso e che la cosa giusta dipende solo da me. ricordo la mia piccola mano guidata a prendere la strada che mi portasse il più lontano possibile da quella miseria che allora divorava ogni cosa. ricordo quando mi porsi il primo libro come fosse il biglietto d'aereo per la terra promessa che un giorno raggiunsi davvero. quando arrivò quel momento per cui ti battevi non fosti capace di nulla dietro allo sguardo velato che mi salutava; eppure per me fu come se avessi parlato per ore intere. il giorno in cui mancherai, lontano da me, non immagini neppure cosa proverò; io questo lo so.

La televisione

guarda in tv, c'è un bel film stasera ! accendi la tele, un po' di pubblicità poi comincia lo spettacolo. è tutto a portata di mano, una finestra sul mondo, come si suol dire. uno squarcio di reale lì in fronte a te, con le sue magie e le sue emozioni condivise con milioni di persone in un colpo solo. forse, dicono, una delle più grandi invenzioni della storia dell'umanità.
ormai è cosa normale avere una voce che ci tiene compagnia, delle immagini che ci intrattengono nelle lunghe e spesso noiose serate di metà ottobre; è normale a tal punto che purtroppo non apprezziamo neanche più la fortuna d'averla con noi. la televisione è fatta così, non ci chiede niente in cambio, nulla ci è richiesto per il suo sfavillante spettacolo d'allegria. un tempo era chiamata la scatola magica ma anche se ormai ne ha perso le dimensioni imponenti rimane là, accesa, sempre accesa, per mostrarti a portata di telecomando cose che mai avresti creduto possibili. la tele ce l'hanno tutti, come potrebbero fare altrimenti ? quale sarebbe l'alternativa alla sua generosa fantasia dispensata nei più svariati canali ? telenovelas, talk shows, telefilms per ognuna delle lunghissime pause ristoratrici sul divano . un televisore è il focolare domestico del miracolo italiano, è la boa attorno a cui ci si ritrova in famiglia e da cui ci si lascia rapire tutti insieme dalla sua strabiliante realtà artificiale. la vita è troppo semplice per accontentarsi di un solo presente, dei nostri soli pensieri, dei nostri ingenui sogni da persone comuni. bisogna avere grandi aspirazioni di successo e solo allora potremo contare qualcosa per il mondo intero. forse solo dentro la tv, solo dentro quella protesi scintillante della vita sapremmo cosa significhi realizzare ogni più piccolo brandello di felicità.
però la tv non è solo quel mondo incantato che ci volevano far credere. a volte è costretta a cedere alla nostra amara quotidianità, ai suoi guai, alle sue storie di cronaca vera. ci sono quegli attimi in cui anche la dolce balia della nostra infanzia felice è costretta a raccontarci quel che di orribile accade tra noi. in quei momenti abbiamo l'occasione di riflettere, sospinti dalla sua materna guida riusciamo a compiere pindarici voli al cospetto dell'umana sapienza; riusciamo a discernere il bene dal male e a prendere finalmente la decisione giusta per ogni evenienza. la televisione è diventata la guida senza cui sarebbe tremendamente logorante sopportare tutta questa inutile e anacronistica libertà di pensiero; è il nostro salvifico portale verso la meritata pace dei sensi.

Dettagli

non morirò quando non potrò vederti, non rischierò la vita nessuna delle volte che avrai altro da fare e nemmeno mi dispererò piangente nel letto per ogni giorno che lasceremo passare senza tenerci per mano. tutto scorrerà normale e indisturbato senza badare a noi, senza che a nessuno importi di noi due insieme oppure divisi. nell'equilibrio del mondo intero, che tu mi sia vicino o meno, pesa come potrebbe farlo una foglia che cade in mezzo all'autunno. nell'equilibrio di una vita particolare però, l'unica che mi é concessa, l'unica vita a cui sono inesorabilmente legato, in un dettaglio così poco importante di tutto quello che ho, tu mi hai insegnato la differenza tra esistere ed essere felice.

Il piumone

morbido, caldo, leggero e intensamente denso allo stesso tempo. un piumone è una parte di vita, quella porzione che copre i due terzi dell'anno, almeno. le lenzuola sono funzionali a scaldarti e il tuo rapporto con un plaid qualsiasi si esaurisce in poche e semplici fasi: ti copri, dormi, ti svegli e ti scopri. un piumone è uno stile di vita, è la coperta di linus con i poteri del mantello di superman. chiusi gli occhi in un piumone si vola e il mattino arriva sempre troppo in fretta. generalmente le prime apparizioni di questo compagno d'esistenza domestica si riscontrano sugli inizi d'autunno ma per i seguaci più ortodossi nemmeno l'estate è calda abbastanza per separarsene. con i primi freddi di ottobre fa la sua comparsa in sordina, lasciando quasi sempre interdetti che sia o meno il caso di andarci così pesanti da subito. poi, la prima sera di pioggia passata davanti ad un film si cede, ci si abbandona al suo amorevole abbraccio materno, al suo reminiscente nostalgico torpore dell'inverno passato. da quel giorno un piumone dispenserà coccole e cure, rassicurazione e protezione attraverso i mesi della frequente letargia invernale.
prendi un piumone, una cioccolata, una guinness ed io sarò nelle tue mani. datemi un piumone e cullerò il mondo.


ogni tanto ho la vaga sensazione d'essere osservato.

Fortuna

non ho avuto un'infanzia difficile, non ho dovuto rinunciare a niente. non andavo male a scuola, non litigavo troppo di frequente né con gli amici né con i genitori. non sono stato messo in castigo, non sono stato picchiato. non ho sofferto la fame, non conosco la guerra. non ero vittima dei bulli, non avevo i vestiti peggiori. non ero l'ultimo ad esser scelto per una squadra di calcio, di pallavolo o di qualsiasi altro sport. non ho invidiato né fratelli né conoscenti. non ho mai incontrato nessuno che mi abbia deluso tanto da non volerne più sapere niente. non porto rancore, non nutro vendetta. non ho istinti suicidi né sono affetto da depressione o qualsivoglia altra malattia. non ho paura del buio, dell'altezza, degli insetti o della solitudine. non devo reprimere alcuna tendenza sessuale stravagante, né soffocare istinti violenti o raptus improvvisi. non sono stato traumatizzato dagli eventi passati né afflitto d'angoscia per il futuro che conserva tutt'ora per intero le mie speranze. eppure, ogni giorno, fosse anche solo per poco, tra le tue braccia, a cavallo di quel dolce bacio che mi posi sulle labbra ad occhi chiusi, mi sento speciale, speciale e indifeso, spaventato ed elettrizzato allo stesso tempo. mi sento molto più fortunato per quel singolo istante di buono che per una vita intera vissuta da re.

Rapanui

rapanui, rapanui si, si chiama proprio così. prima di quella sera rapanui per me era solo un'isola, una di quelle lontane che uno s'immagina di poter vedere solo in cartolina; una di quelle talmente lontane che forse non esistono nemmeno, fu questa la prima immagine a cui l'associai quando mi disse il suo nome. rapanui apparve con il viso candido da brava ragazza, con la pelle di seta come le spiagge su cui, nella mia fantasia, era cresciuta. dico apparve perché fu come se si fosse materializzata all'improvviso, nel bel mezzo di quella festa di compleanno in cui tra l'altro io ero un imbucato. non mi ricordo cosa volessi fare, so solo che mi avvicinai perché era in piedi in fronte al tavolo delle bibite, e le sorrisi. non sapevo che dire, non sono mai stato bravo con le ragazze. lei stava sorseggiando qualcosa e quando si accorse della mia presenza la prima cosa che vide di me fu che le stavo facendo la radiografia con gli occhi. lei arrossì, io mi sentii un imbranato. la festa era una di quelle solite dove il festeggiato non si sa mai veramente chi sia, l'appartamento era un attico preso in affitto, gli invitati tutti lì per caso. rapanui mi fece notare che anche lei stava bevendo la stessa cosa, mi porse il suo bicchiere perché l'assaggiassi. aveva gli occhi verdi, i capelli castani, un vestito beige, gli orecchini di cristallo. evitando la musica alta mi sussurrò all'orecchio il suo nome; me lo disse lei, senza che io abbia dovuto fare a pugni con il mio coraggio per convincerlo a fare la prima mossa. rapanui- mi disse, ed io pensai ad un'isola. rapanui, mi convinsi, in mezzo ad un blu di cristallo come i suoi orecchini. un'isola lontana, con le spiagge bianche e vellutate come la sua pelle. un'immagine talmente lontana che forse non esiste nemmeno, ma quando l'incontri senti il profumo del mare.

Il tempo

con questa missiva io dichiaro guerra a chiunque si volesse opporre al mio volere. non arretrerò di un passo ai vostri attacchi, questo è certo. non soccomberò quando vi sentirete ad un niente dalla vittoria. non penserò nemmeno per un istante a credermi sconfitto. mai, e ripeto, mai, qualcuno potrà andarsene al di fuori della mia giurisdizione. questa è guerra miei nemici, miei cari ed affettuosi nemici di cui non cederò né alle lusinghe né alle offese. io son fuori dalla vostra portata infatti dichiaro guerra con la stessa sicurezza di proclamarmi vincitore. chi io sia lo scoprirete vivendo, guardandovi allo specchio. il più delle volte mi addosserete la colpa d'esservi distrutti con le vostre mani, ma non sarò io a dirvi che non è a cagion mia che vi ritroverete anzitempo degradati e distrutti. io vi vedrò macerare aspettando, punzecchiandovi pian piano, come di una mosca catturata prima le si strappano le ali, io allo stesso modo vi vincerò istigandovi in seno la coscienza d'invecchiare. vostro fedele ed unico nemico, il tempo.

con questa lettera mi voglio mostrare. ho aspettato a lungo per farlo ma credo che ora sia il momento giusto, credo che chiunque dovrebbe sentirsi sollevato dal conoscere qualcuno ch'è sempre stato dalla sua parte. a volte incompreso, a volte supplicato di andare più in fretta oppure al contrario spronato a rallentare. purtroppo non ho potuto far molto finora: mi è concesso solo di seguire la mia natura. posso dirvi però che la mia esperienza va oltre l'immaginabile, oltre ogni vana illusione di conoscere l'effettivo concatenarsi degli eventi. io son da "sempre", ed uso questo termine con la speranza di rendervi partecipi di cosa significhi e di quanto sia pesante ed incessantemente logorante avere memoria di tutto da "sempre". vi ho invidiati molto sapete? in tempi lontani avrei voluto aver un termine anch'io ma mi rendo conto, io per primo, ch'è inutile a volte star male per voler essere ciò che non si è. ora la mia vita è qui, sopra ogni cosa, sopra ogni spazio e ogni generazione. quel che posso dirvi è che custodirò per sempre i nomi di tutti voi e dei più valorosi permetterò che le gesta riecheggino negli sconfinati spazi della mia dimora. vostro fedele servitore, tra i tanti, il tempo.

[2007,come fosse oggi]

Il mercatino

cèlo, cielo, celò, manca. a me è sempre mancato antonio biscazzi, la sua figurina intendo. antonio biscazzi non era un gran attaccante all'epoca, non segnava mai, eppure per noi è sempre stato una leggenda. questo perché alla casa delle figurine avevano deciso di ritirarlo dal mercato facendolo diventare un mito, un martire del collezionismo. in quegli anni le figurine erano meglio delle banconote, si potevano barattare con ogni cosa, dalle merendine alle sigarette, dai compiti fatti alle fidanzatine. le figurine avevano corso legale non solo tra noi del gruppo ma erano merce di scambio con bidelli, supplenti e la maria, la barista settantenne invischiata nei giri loschi. si diceva che per una biscazzi tony avrebbe tranquillamente potuto scambiarsi la moto rossa, il cross due tempi col carburatore del cinquantasei, con la marmitta artigianale di un elicottero e le gomme chiodate per far le gare sui cocci di vetro; si diceva che mario ti avrebbe fatto baciare la lisa anche con la lingua, gran zoccoletta fin d'allora la lisa; e che probabilmente maria ti avrebbe dato per sempre la merenda gratis, ti avrebbe fatto toccare le tette e un sacco di altre cose ch'è meglio non riportare alla memoria. man mano che gli album si andavano completando il buco di biscazzi divenne sempre più pesante, la sua assenza un macigno. aprire un pacchetto di figurine toglieva il fiato, sfogliare l'album a pagina diciassette era un colpo al cuore. nacquero leggende di qualcuno che aveva un cugino che aveva un amico che biscazzi l'aveva trovato ed ora, beato lui, viveva in una villa a rio de janeiro. si diceva che la figurina centosette, si proprio quella di tu sai chi, la puoi vedere anche al buio perché è fatta di super carta. per una biscazzi non so cosa avremmo dato, per una biscazzi si era pronti a fare follie. un giorno poi ci arrivò una soffiata; in un negozio di settepeccati, il paese accanto al nostro, era arrivata la più grande partita di figurine della storia, e tra tutte quelle una biscazzi doveva esserci per forza. la fine della ricerca epica sembrava ormai a portata di mano, unico problema era procurarsi i soldi per diecimilacinquecento pacchetti di figurine. la soluzione geniale non tardò ad arrivare. si organizzò un mercatino ed ognuno di noi ci portò qualcosa d'importante. io portai la collezione di minerali, tony affittò la moto per un pomeriggio, ciccio portò i sigari rubati di nascosto al tabacchino e mario portò la linda per farla baciare a dieci lire alla volta. che poi io mi son sempre chiesto dove le trovasse mario tutte queste ragazze pronte a sacrificarsi. per farla breve comunque quel pomeriggio poi piovve e nessuno si comprò i miei minerali, il tizio con la moto non si fece più vedere, il tabaccaio s'accorse e a ciccio passò per sempre la voglia di rubare e anche quella di fumare. la parte migliore è che la linda la si trovò a limonare con la lisa dietro il muro della chiesa e a noi, uno spettacolo del genere, nemmeno biscazzi in persona ce l'avrebbe mai potuto regalare. gran giorno quel giorno di pioggia del mercatino per le figurine, proprio un gran giorno.
dai ragazza, non si può fare, tu sai di buono, hai addosso l'odore del borotalco. hai la pelle bianca, candida immacolata. dai ragazza non farti del male, non sono io quello che cerchi, ti farei soffrire. su ragazza, lo sai che mi piaci, non mi tentare. aspetta, ma tu lo sai bene che con quegli occhi ti puoi permettere tutto, lo sai già quel che ci aspetta, non è vero ?. ehi ragazza, che ti ridi ora? ti credevo innocente e tu invece m'hai fatto tuo senza nemmeno fiatare. vieni qui, ora non scappare.

Conversazioni

qui accanto a me ci sono dei tizi, stanno parlando. stanno parlando ognuno con se, mica s'ascoltano, nono, non ci pensano neppure. ognuno parla quando arriva il suo turno, non ci sono dubbi, ognuno aspetta pazientemente, con educazione, che l'altro finisca. l'attesa a volte dura solo qualche secondo, altre volte qualche minuto ma non appena il precedente finisce, lui attacca a parlare. questi eterni attimi di impossibilità d'espressione ognuno li impegna come meglio crede; c'è chi si guarda intorno, chi fa le prove di come comincerà la prossima frase, chi continua a leggere il proprio giornale. i monologhi poi sono così precisi, così rispettosi, non si sovrappongono di una sola parola, precisione svizzera. hanno dei meccanismi per cui quando qualcuno sfora dal tempo concessogli e prolunga troppo a lungo gli altri iniziano a porgli attenzione e a guardarlo negli occhi. lui allora capisce che sta esagerando e contenendosi interrompe il discorso all'istante, abbassando lo sguardo con risentita vergogna; aspetterà il suo prossimo turno. gli argomenti trattati sono dei più vari, ora uno sta parlando di fantacalcio, un secondo della partita del milan, un terzo del rigore sbagliato da totti. è un meccanismo così rodato e particolareggiato che i monologhi sono addirittura a tema, evidentemente il calcio in questo momento. d'altronde sarebbe maleducato parlare di tutt'altro. poco fa si discuteva di politica allora uno argomentava che i repubblicani d'america stanno rimontando nei sondaggi, che per obama sembra proprio finita; eh si napolitano dovrebbe farsi portavoce degli interessi di tutti - replicava il successivo; no, non è vero che repubblica è un quotidiano di parte - concluse sagacemente l'ultimo.

Briefing

sai già come funziona, giusto ? non devo spiegarti niente immagino. quelli di qualche generazione fa non erano così svegli, non avevano la benché minima idea di quello che gli potesse aspettare nascendo. comunque riepiloghiamo, abbiamo ancora qualche minuto. ora tu andrai lì, vedi quelli son mamma e papà, e quello è il loro cagnolino, il vostro cagnolino scusami. abitate in un bel quartiere, non c'è che dire, forse un po' troppo convenzionale ma ci starai benone non ti preoccupare, sarai tu a fare la differenza per loro. tempo qualche mese e camminerai, a dire il vero barcollerai un pochino sugli inizi, non farti prendere dalla foga, è normale, ci vuole qualche giorno per assestarsi a dovere. non far caso a tutte quelle smorfie, quei versetti di cui ti sommergeranno, non lo fanno con cattiveria, è solo che sono al settimo cielo per il tuo arrivo. si, settimo cielo è un modo di dire, ne imparerai un'infinità d'altri. all'inizio niente denti e niente gelato, niente dolci, solo latte, tanto latte. poco più in là giochini, una marea, dai mattoncini alle macchinine, dai soldatini alle figurine; niente bamboline mi raccomando. poi altri bambini, e bambine soprattutto, ma ne starai alla larga per un po'. cercando di essere più attuali sarai immediatamente dotato di pannolino e ciuccio, saranno i tuoi migliori amici per almeno due anni, poi comincia la festa. ora però sbrighiamoci che è ora di andare, buon divertimento ragazzo, fai vedere chi sei.

Gelosia

mia moglie ha un profumo, tutte le persone ne hanno uno direte. mia moglie ha un profumo particolare però, tutto suo, lo riconoscerei tra mille, tra milioni. il suo profumo é uno di quelli che ti si infiltrano dentro, di quelli che hanno le micro particelle che dopo un po' che lo senti ti si legano addosso, ti entrano nella memoria e ti basta chiudere gli occhi per sapere che ce l'hai vicino. mi sono perso, innamorato, scioccato per quel profumo, e ne andavo tranquillo, non c' era proprio motivo perché una cosa del genere mi preoccupasse; alla fine é lecito innamorarsi del profumo della propria moglie credo, suvvia, sarà mica tradimento questo. lei però mi fa notare che ultimamente quando ci baciamo chiudo gli occhi. ma li ho sempre chiusi, rispondo, sono un tipo romantico io, sarebbe brutto fare altrimenti. si, ma li chiudi con più enfasi, attacca lei. cioè, dai, che spiegazione é mai questa. si sembra quasi tu stia assaporando un profitterole, continua, una volta non eri così preso, su, lo sappiamo entrambi che il primo bacio l'ho penato un sacco, non ti ricordi, eri proprio uno stronzo di prima categoria, sembrava ti stessi chiedendo un favore. ma scusa non sei contenta ? mi sono addolcito, ora quei momenti li apprezzo di più. no, tu mi nascondi qualcosa, poi l'ho visto che chiudi gli occhi anche quando ci sdraiamo sul divano, non negarlo. é normale ripeto, sto affinando i sensi magari. affinando i sensi? mioddio non posso crederlo, vuoi diventare un cane da tartufo ora ? vuoi per caso stanare le quaglie ? a cosa ti serve tutto questo tuo grande naso ora, puoi spiegarmelo?? tu non mi ami, tu vuoi lui adesso, é chiaro. senti cara, una scenata di gelosia per una cosa così fa già abbastanza ridere, per il tuo stesso profumo é surreale, non credi?!. si sarebbe surreale se non fosse altrettanto assurdo che tu la mattina vada al lavoro con il mio cuscino.
ah giusto, questo lo avevo omesso, sapete com'é, poi magari avreste pensato subito che quello matto fossi io. che poi, voglio dire, pensate come la prenderebbe se sapesse che io con quel cuscino ci parlo pure.
tutte le persone hanno un profumo ma quello di mia moglie è davvero speciale, la mattina lo trovo sul suo cuscino, viene al lavoro con me, e quando gli parlo, lui risponde.

Minimei 2.0

[..continua]

erano un gruppo scelto di soldati arruolati per la grande rivoluzione, questo mi raccontò. il loro capo era un esaltato, si faceva chiamare goddy, come se il suo nome potesse incutere chissà quale paura al prossimo che gli si parava davanti. il popolo dei minimei viveva ormai da più di tre anni confinato nel mio cassetto e non per scelta, ma perché così erano gli ordini. lì, all'interno di quel rifugio domestico improvvisato, ormai si erano organizzati come se fossero una società avanzata, attendendo che qualche informativa dall'alto potesse mettere finalmente ordine alla faccenda. l'attacco, secondo le prime disposizioni, avrebbe dovuto compiersi entro poche ore dal primo appostamento, eppure, ormai di ore ne erano passate veramente un'infinità senza che nessuno li degnasse più di alcuna attenzione. il popolo dei minimei non era un popolo di esaltati guerrafondai; era un popolo di leali sudditi, devoti combattenti in nome degli interessi più grandi a cui si doveva necessariamente ubbidire. scoprii così che all'interno del mio cassetto erano organizzati in legioni, ognuna con un preciso compito che poteva essere quello di presidiare l'apertura, di disporre i nascondigli, di assicurarsi che io di notte dormissi realmente e così via. ogni minimeo era un ligio servitore della patria, sempre intransigente con tentazioni e vizi, mai fuori dai canoni del buon soldato. il mio prigioniero evidentemente era un caso a sé stante. i suoi capelli arancioni elettrizzati, il suo nasino luminescente in preda a spasmi anomali, la sua aria stralunata, tutto lasciava presagire che mi fossi imbattuto proprio nell'unico esemplare scalcagnato di una popolazione perfettamente efficiente. in cambio di piccole manciate di caramelle alla menta, che accolse come manna piovuta dal cielo, a poco a poco sarebbe stato capace di ripudiare la sua stessa razza. con le sue zampette penzolanti dal bordo del comodino lasciava intendere che il rigore militare dei suoi non lo aveva scalfito nel benché minimo spavaldo atteggiamento. mi svelò ogni cosa, ogni più piccolo, prezioso segreto del suo popolo pur di aver salva la pelle. un vero monumento al coraggio. avevo catturato un eroe.
amo incondizionatamente ogni più piccolo desiderio e non vi rinuncerò per nessuna delle vostre fragili realtà

Dichiarazione

se guardando lo spremiagrumi non ti è mai scivolato un brivido lungo la schiena, se guardando un coltello non ti si è mai accapponata la pelle come sotto una doccia gelata, se non ti sei mai mimetizzato al tramonto, allora non sei un'arancia anche tu. tu scherzi, tu le arance magari le mangi anche senza nemmeno sentirti in colpa, tu non piangi guardando una spremuta, tu non sudi freddo al pensiero della prima colazione, tu, di me, tu non ne sai niente. è facile dire che ci vuole più vitamina c, ma a quale prezzo ? quale prezzo dovranno ancora pagare le nostre genti per le vostre crepes suzette ? quanti compagni seppellirete ancora nei vostri panettoni ?
su di noi avete riversato le peggiori torture di tutti i tempi dopo essere state spellate, impalate e spremute sopra i vostri marchingegni per toglierci il sangue. ed ora, ed ora voi vorreste, vorreste addirittura, no, mioddio, non riesco nemmeno a pronunciarlo, voi vorreste cuocerci insieme alle anatre. anatra all'arancia la chiamate. questo è troppo, veramente troppo, signori qui si è valicato ogni limite. da oggi sarà guerra, guerra all'ultimo sangue. e non dite che non vi avevamo avvisato.

Zia Samy

zia samy aveva un nome che la faceva sembrare molto più giovane di quel che fosse realmente. zia samy era la zia materna, un po' perchè era la sorella della mamma e un po' perchè ci ha sempre fatto da mamma anche lei. aveva settant'anni giusti il giorno in cui ci lasciò e si pianse un sacco tutti quanti quella volta. credo che quello sia stato l'unico giorno in cui zia samy abbia mai fatto piangere qualcuno. lei diceva che era contenta solo perchè le era capitato di nascer riccia che, si sa, argomentava, i ricci vengon fuori solo dalle teste frullate e un po' matte. in paese la conoscevano ovunque e già fin da piccolo questa era una gran bella raccomandazione. il fruttivendolo ci riempiva di ciliegie, il droghiere di caramelle e la vigilessa sua amica di attenzioni ogni volta che ci vedeva gironzolare in bicicletta. in casa se la zia samy era dalla tua parte alla festa con gli amici ci potevi andare anche contro la volontà di chiunque altro perchè diceva che con la mamma e il papà poi ci avrebbe parlato lei.
un natale, lo ricorderò per sempre, il cagnolino proprio non ce lo volevano comprare. la mattina del venticinque però in salotto sotto l'albero c'era un pacco grandissimo, in cui ci sarebbero potute stare come minimo due biciclette nuove fiammanti. quel pacco, firmato 'la vostra zietta preferita', lo si scartò alla velocità della luce e quel che ne uscì fu un ghiro, un ghiro vero, uno di quelli grossi grossi che si vedono solo in televisione. un ghiro ?! si storse tutti il naso fin quando la zia spiegò che un ghiro che dorme avrebbe sicuramente richiesto meno attenzioni di un cagnolino troppo vispo. zia samy era fatta così e quel che più era bello è che stava sempre dalla tua parte. il giorno del suo settantesimo compleanno mi disse che ormai ero diventato grande abbastanza e che lei poteva partire per l'argentina.

Ritorno

è sempre finito tutto quando le scuole incominciano, sugli inizi di settembre. strade intasate, spiagge svuotate, il cielo che fa le prove d'un autunno alle porte, poi torna il sole per qualche giorno e si fa in tempo a salutare l'estate. gli alberi lascian andare le foglie di troppo, non molte per ora; la gente passa alle maniche lunghe poi alle felpe, maglioncini, giubbini, giacchette, copriabiti, impermeabili, cappottini ed ombrelli. i gatti prendono peso così in fretta che sembran lievitare come i crapfen nei forni. i bambini alla moda comprano gli zainetti dei gormiti, gli ambientalisti quelli del wwf; dai conservatori gettonati anche quest'anno batman e superman; le femminucce fashion vanno di hello kitty, le retrò di lellykelli, le vintage di spice girls. prima che tutto ricominci di nuovo in una nuova primavera al contrario, poco dopo aver salutato infradito e costumi e una settimana prima di tornare alla nutella, prima di tutto questo si ha davanti la strada di casa, tocca percorrerla a tutti prima o poi.

Dormi ?

ehi, dormi ? - sussurrò scuotendogli un poco il braccio - ehi, ehi, stai dormendo ? - s'assicurò che non fosse sveglio, poi prese un respiro profondo - prima volevo dirti una cosa, ma non ce l'ho fatta, non ho avuto il coraggio.
ho sempre fatto poca fatica a scrivere, si fa presto ad esser bravi a farlo; scrivendo si può correggere, si può fermarsi a pensare. - confessò - ma parlare è tutta un'altra cosa, un altro paio di maniche. ora ci provo a spiegarti meglio, mentre ancora dormi, mentre non puoi reagire ed io non posso perdere il filo distratta dal tuo sguardo. - gli si appoggiò sul braccio - allora, si insomma, il fatto è che penso d'amarti e ti odio per questo. ti odio perchè se te lo dico e tu non rispondi allo stesso modo io stavolta muoio, muoio sul serio però. - guardò in alto, trattenendo il respiro, cosìcchè le lacrime non trovassero libero sfogo e tornassero da dove erano venute - quindi dimmi tu come si fa, come si fa a non dirti niente oppure a trovare il coraggio d'affrontarti e poi dover scappare dalla vergogna, con l'orgoglio ferito ancora una volta. ti amo ma non te lo dirò, finchè non sarai tu a farlo per primo, può essere una soluzione, si credo che farò così. ma no, tu lo capiresti subito che c'è qualcosa che non va, e mi obbligheresti a parlartene. e allora sarebbe pure peggio perchè mi vien voglia di picchiarti quando sto per dirtelo. - ora stava seduta sul letto, lì accanto a lui, lì dove voleva essere più di qualsiasi altro posto al mondo e nello stesso tempo avrebbe voluto essere altrove, lontano, lontano e magari pure in un tempo diverso, un tempo in cui tutto era più facile.
la notte scorreva lenta ora, interminabile. andò in cucina, bevve, poi si diresse al bagno. aprì l'acqua fredda, accese la luce, si guardò allo specchio ed in basso a destra lesse una scritta col rossetto. tutto finì in quell'istante; ogni problema insormontabile svanì all'improvviso con quelle poche lettere lasciate goffamente in un angolino, pronte per essere scoperte, come se sapessero già tutto quello che c'era da sapere.

Le moto

qualcuno ha fatto notare che le moto son pericolose perché c'é gente che ci muore. altri le moto le guardano, le ammirano, pensano ad una moto e ci vedono libertà, poi però quelle son cose da film e nella vita vera bisogna avere i piedi per terra. ho conosciuto della gente che quando vede una moto sportiva ha un brivido di paura. quella é gente daccordo con quel qualcuno che dice che le moto sian pericolose, e nel figurarsi una cosa parecchio pericolosa, loro, tremano. le moto hanno due ruote e questo si sa, un manubrio delle più svariate fogge, e anche questo pare abbastanza scontato, ma quel che pare più strano é che qualche esaltato gli attribuisca persino un'anima. il pensiero dominante é che un motociclista se fa un incidente un po' se l'era cercata, e c'é poco da dispiacersi perché se avesse avuto più buon senso si sarebbe preso una macchina e sarebbe stato al sicuro. una moto serve solo ad andare piú veloce di quanto si potrebbe e a quelli lí che ti superano da tutte le parti dovrebbero ritirare tutte le patenti che non son forse delinquenti ma poco ci manca. d'altronde le statistiche parlano chiaro e se hai la moto prima o poi ti tocca di farci il botto e poi se piove ti bagni e io da dentro la macchina ti farò ciao ciao perché ti sta proprio bene se ti lavi. per una moto ho visto marito e moglie lasciarsi, e un' amante non lo so se avrebbe scatenato le stesse gelosie. per una moto piccola piccola genitori e figli hanno iniziato a litigare tutti i santi giorni. per una moto si può davvero morire come temono in tanti, esattamente come temono tutti quelli che la vita la guardano dalla finestra e se ci fossero le olimpiadi del bel pensiero un premio non glielo toglierebbe nessuno.

Che ore sono?

perché lo tieni scarico?
cosa?
l'orologio, perché lo porti al polso se é sempre scarico?
perché mi piace.
si, é un bell'orologio ma sarebbe anche utile se funzionasse pure.
no, intendevo dire che a me piace che vada lento.
a te piace arrivare in ritardo, non sapere che ore siano, non svegliarti in tempo?
a me piace avere tempo, dormire quando ho sonno, leggere un libro tutto d'un fiato in un'ora soltanto, impiegare due ore per un viaggio lunghissimo, uscire di casa e vedere la luna di mezzogiorno.
ma quello non é il tempo vero, é finto, é una costruzione mentale.
un po' come quello che usi tu, solo che il mio funziona meglio.
ci conosciamo da una vita e riesci ancora a stupirmi!
ci conosciamo da quasi un anno e mi sembra di conoscerti da sempre

Padre

padre ho peccato. ho peccato perchè quando non avevo niente ho desiderato ciò che hai dato agli altri. non ho rubato, ho chiesto ed ottenuto perchè loro erano più giusti di te. ho peccato ignorando il tuo giorno di festa perchè ho santificato allo stesso modo sia i giorni ricoperti di lacrime sia quelli che se andavano in fretta.
padre ho peccato nominandoti invano quando mi sentivo morire, quando mi sentivo solo ed invano ho chiesto il tuo aiuto; ti ho nominato invano quando ho cercato d'aggrapparmi al cielo per trovare la forza d'arrivare al domani; padre ti ho bestemmiato invano mentre ho dovuto farcela da solo ed ho gioito di superbia quando ne sono stato fiero.
padre ho commesso atti impuri e non ne sono pentito, ho confuso piacere ed amore ma non ho dato alla luce figli di una notte soltanto.
padre ho desiderato la donna d'altri e l'ho amata come se fosse l'unica ch'esiste. e l'ho amata più del prossimo mio, e l'ho amata più di me stesso. padre ho peccato di orgoglio quando credeva fossi il suo dio ed io invece di tacerla mi sentivo felice.
padre ho mentito, innumerevoli volte, ho mentito e mentirò di nuovo ogni qualvolta la tua verità vorrebbe portare dolore e dolore soltanto. ho mentito raccontando favole mai vissute da nessuna delle tue creature mortali, favole che possano spingere chiunque a cercare qui il paradiso che tu prometti per quando saremo già spenti.

Bentornati

ed ora si è già quasi tutti in fila, pronti per un'altro giro di pista, per un'altro giro di giostra. come alfieri dell'estate porterete il suo stendardo abbronzato fin quasi alle porte d'inverno, fino a che l'armatura del sole si sciolga sotto le piogge che verranno. reduci dalle spiagge affollate forse apprezzerete la pace della prima foglia che cadrà in settembre, lavoratori rigenerati sopporterete l'eterno lunedì che vi attende al rientro in ufficio. bentornati vacanzieri d'agosto, clienti d'alta classe delle spiagge più chic; bentornati girovaghi d'avventura, ricaricate le energie prima di partire ancora. quello che avete davanti si chiama settembre, il mese numero 9, il primo della primavera d'inverno, il mese in cui si prendono le decisioni che contano e si prende il tempo sul giro. comunque sia andata anche stavolta è già tempo di ricominciare e pensandoci bene non poteva finire in un modo migliore.

Casa

vengo da qui. qui ho imparato a fare i miei primi passi e qui ho imparato a cadere. questa la strada che mi ha sbucciato le ginocchia, che mi ha portato lontano e poi mi ha fatto tornare. qui sono nato e così sarà per ogni giorno che verrà, non lo posso cambiare. queste sono le mie umili origini, questi i miei natali regali. questo è il posto da dove ho voluto fuggire, questo il rifugio in cui sentirmi al sicuro. questa la terra matrigna, questa la patria amata. ed ogni volta che imparerò a tradurlo in una lingua straniera non potrò che pensare a questo posto che ho amato, odiato, ed infine imparato a chiamare, casa.

Il vigile

-guardi, qui non si tratta di legalità, di sicurezza, di sanzioni; la velocità a cui comunemente procede non è eccessiva, inadeguata o smodata. la velocità a cui transita in paese è letteralmente indecente, mi creda, indecente. la nostra strumentazione posta davanti alla sede del comune ha segnalato una infrazione di duecentoventi chilometri orari,al netto del limite, son sincero, non era mai successo. se dovessi comminarle una sanzione per eccesso di velocità oppure procedere all'imputazione di uno qualsiasi dei capi d'accusa cui potrei appellarmi: disturbo della quiete pubblica, gare clandestine, articolo 151 velocità non adeguata al centro abitato, ma ancora: volo radente al di sotto della quota consentita, abuso di sostanze stupefacenti, perchè si, spero bene sia sotto l'effetto di qualche droga per guidare in questo modo, beh, una qualsiasi delle trasgressioni appena menzionate le potrebbe far passare i prossimi quindic'anni a spasso per i tribunali. tutti siamo stati giovani, si fidi, tutti abbiamo avuto idee malsane alla sua età, tutti abbiamo trasgredito, perchè no, a qualche legge, abbiamo ecceduto alle possibilità del codice. in pochi hanno perpetuato a perpetrare in un regime d'illiceità, pochi non sono stati convertiti dal sistema. solo lei, mi creda, solo lei è stato in grado di danneggiare l'autovelox passando ripetutamente per una settimana, alla stessa ora, alla stessa indecente velocità in pieno centro cittadino. anch'io ho un figlio e proprio per questo non volendo arrecare dispiaceri eccessivi ai suoi famigliari, le consiglio di smetterla con questo assurdo gioco che mette a repentaglio la sua incolumità e quella di chi le sta accanto. per questa volta, solo per questa volta, è libero d'andare, faccia tesoro dell'esperienza appena maturata e si adegui, si sottometta al codice, si redima.
-si, vai tra'

Fotografia

una foto rimarrà tua per sempre perché può viaggiare, lasciare traccia di se ovunque qualcuno ne voglia una copia e nel frattempo rimanere nelle tue mani gelose, compiaciute, nostalgiche. quando clicchi e scatti senti di poter fermare il tempo, è come prendere una scatolina e metterci un momento da ricordare. una foto può mentire come chiunque potrebbe fare ma non per questo ogni foto nasconde una bugia. in una foto vorrei ci fosse la testimonianza di quel che ho vissuto, di chi ho incontrato, di quanto mi sia innamorato. non è solo un click qualunque ma non è nemmeno questione d'esser più bravi degli altri. il fatto è che da dietro il mirino, guardando attraverso l'obiettivo, tutto è così bello che ogni tanto vien voglia di piangere.
certe volte uno non se ne accorge nemmeno e mentre fotografa l'alba di tutti i giorni può sentirsi speciale. quello scatto lo potrà regalare a chiunque diventerà abbastanza importante da condividere persino il passato di ciò che è stato fin lì.
ogni foto protegge quel pezzettino di te che forse un giorno arriverai a rinnegare, addirittura ad odiare magari. poi, quando crederai d'esser troppo grande per certe cose, una foto ricorderà ai tuoi occhi di quando anche loro sapevano guardare il mare. una foto è un'àncora di salvataggio, la parte bella del tempo che passa. sorridi ed avrai il tuo attimo di eterna felicità.

Estathè

l'estathè è da bersi rigorosamente nel tipico bicchiere d'estathè, quello con la cannuccia lunga quanto dovrebbe esserlo qualsiasi altra cannuccia dei succhi di frutta che invece arriva sempre a malapena al fondo delle scatoline (che lo san tutti che poi quando sta per finire si va a cercare l'angolino lontano dove si infilano le ultime gocce e spesso lei, la cannuccia, casca dentro). il bicchiere dell'estathè è l'evoluzione di un portaspilli e tu nel suo sopra puoi farci quanti buchi vuoi. c'è stato un periodo della mia vita in cui il buco lo facevo obbligatoriamente nelle bollicine disegnate in quello spicchio di coperchio che sembra farti sbirciare all'interno e ce n'è un secondo in cui la cannuccia è da infilzarsi in una delle bandierine stampate sopra la parola ‘esta’. le bandierine sono quattro e stanno per mattino, pomeriggio, sera e notte. a seconda di quando lo bevi devi infilzare la bandierina giusta altrimenti poi ti sa di amaro, ti va di traverso e ti viene il singhiozzo. appena bevi il tuo primo bicchiere di estathè, se hai abbastanza sete da farlo tutto d'un fiato, mentre senti il bicchiere restringersi fra le tue mani minacciando d'implodere per il tuo gran aspirare, in quel preciso momento in cui sembra arrivarti sempre meno the perchè non hai più fiato, in quell'istante ti viene un'idea geniale, una scintilla di pura intuizione, in quell'attimo senti di aver messo a frutto gli anni di liceo passati a studiare fisica, senti che sta per arrivare una abnorme dose aggiuntiva al tuo amor proprio. poco prima che gli occhi esplodano perchè quel bicchiere che non vuol più cedere altro the avevi intenzione di aspirartelo a gran foga direttamente nei polmoni, un istante prima della fine, ti fermi; estrai la cannuccia, e colpisci ripetutamente il coperchio cosicchè entri tutta l'aria del mondo a concederti lunghi e interminabili sorsi di vita. le prime volte ero così arrabbiato con quel bicchiere che lo devastavo letteralmente quando iniziava a oppormi resistenza, fin quasi a raggiungere il risultato che avrei ben potuto accantonare la cannuccia per bere direttamente come fosse un qualsiasi bicchiere. col tempo invece, con il radicarsi di una formazione scientifica e metodologica, sono giunto al dover affrontare il problema del secondo buco. se il dilemma del primo buco è cosa ormai superata, quello del secondo è cosa tutt'altro che risolta. persino la dottrina dibatte a riguardo. c'è chi afferma che andrebbe collocato su un'altra bandierina ma questa soluzione vede opporsi i puristi che asserirebbero che una volta tolta la cannuccia per eseguire tale secondo buco si lascerebbe libero il primo che indica il momento della giornata, mentre alcuni, i più puristi di tutti, sarebbero daccordo con la prassi che la cannuccia dovrebbe tornare al primo buco dopo essere stata usata per compiere il secondo, con il risultato che una volta cestinato il bicchiere avrebbe due buchi su due differenti bandierine e nessuno potrebbe con certezza determinare quale indichi l’orario. bisognerebbe decidere qualcosa di certo ma finora non ci si è messi daccordo. non sto qui a riportare quali polemiche abbia suscitato l'idea di bucare una bollicina dello spicchio di falsa introspezione. molti, ed io fra questi, concordano con l'idea che il secondo buco vada fatto un po' dove capita, e questa resta di gran lunga la soluzione più pratica. altre correnti dibattono su quanti secondi buchi abbisognino per garantire un sufficiente apporto d'aria. unanime il consiglio di farne quanti bastano oppure uno solo ma un po' più grande. l'estathè è il migliore, non c'è dubbio, e per chi ancora non lo sapesse è fatto come il thè normale della mamma, con le bustine, mica con le polverine da sciogliersi in acqua come tutti i the finti che si trovano in giro. l'estathè secondo me andrebbe studiato a scuola, legalizzato e dato ai bambini per farli crescere forti e intelligenti.

chiudi, che non entri nessuno; che non arrivi nessuno a far finta di voler restare; che almeno bussi se è di buone intenzioni.

Profumi

puzze, profumi nauseabondi, puntigliosi, insistenti, rivoltanti. ci sono i profumi vellutati come quello della pesca o del the alla pesca, della vaniglia, della mamma. ci sono i profumi acerbi come un limone, un mojito, la tequila bum bum, le caramelle che frizzano in bocca. ci sono i profumi salmastri di pesce, della soluzione unica delle lenti a contatto, delle lacrime pesanti che ti alleggeriscono i pensieri. ci sono profumi estivi come il melone, il mio shampoo o la citronella; e pure quelli invernali del gatto in letargo, delle calze di lana e del freddo pungente. ci sono i profumi allegri della cremalimone, della panna montata e delle cose nuove. ci sono i profumi nostalgici della vinavil, della colla stick e della coccoina. alcuni profumi non si nascondono per niente, come se cercassero attenzioni sul fondo delle scarpe usate per correre, nella caffettiera del buongiorno in cucina o addosso ad un bimbo trotterellante che reclama un pannolino nuovo. alcuni profumi, al contrario, si nascondono esigendo che con attenzione li scovi in un attacco di nostalgia, in una sciarpa dimenticata per casa, in un libro prestato da tempo. l'olfatto serve a tenere gli occhi chiusi, a far finta d'essere dei sommelier, ad indovinare se piove annusando l'aria. i cani con il naso ci trovan i gatti, i gatti i topi e i topi il formaggio. ma quello più buono di tutti, il profumo migliore, ce l'ha la tua pelle sudata in un pomeriggio d'estate.

mi basterà rubare un solo secondo al vostro paradiso, mi accontenterò di un assaggio alla cena degli dei. di quell'attimo mi ciberò, di quell'attimo mi sazierò.

  • 1 giorno d'agosto
  • 1 spicchio di sole
  • acqua dolce o salata in abbondanza
  • 2 infradito da gratinare sulla sabbia
  • 3 o 4 creme protettive da dimenticare a casa
  • 1000 pensieri veloci
  • 1 idea da cogliere al volo
  • burrocacao al miele da spalmare sulle labbra
  • 1 cestello di convinzioni. frustare omogeneamente
  • 2 parole sottovoce nei momenti opportuni
  • follia q.b

mischiare il tutto un po' come viene. infornare a mezzogiorno fin quando prende colore. estrarre a cottura ultimata. servire freddo, sotto un piumone in dicembre.

e il sole ha tutto il tempo del mondo per sorgere a fare il domani. ti sveglierò con un bacio.

La cena del sì

ci saranno centinaia di invitati, lei sarà regina e lui re. ci saranno centinaia di invitati quel giorno, seduti imbellettati, pronti ad applaudire un loro bacio. in quella sala ci saranno camerieri con vassoi d'argento, con bicchieri di cristallo, con maniere posate e modi gentili. sarà un via vai di portate abbondanti, di vestiti mostrati con fierezza, di gentildonne e gentiluomini pronti a sfoggiare collier e gemelli d'oro. ci saranno centinaia di invitati e ricchezze spropositate quella sera in cui, ai due festeggiati, basterà tenersi per mano per affidarsi al proprio futuro.

Un pezzettino di sole

era lì e non parlava. stava lì a fissare il nulla, stava lì nel nulla e fissava lontano. dentro si sentiva un buco che nemmeno riusciva a farcelo stare in tutto quel vuoto che scrutava come se avesse migliaia di dettagli da scoprire. avrebbe voluto essere già arrivato ma non si dava per vinto. da grande non voleva fare l'astronauta, non voleva essere più alto, né più ricco, né diverso da come era già. da grande avrebbe voluto colmare quel vuoto fratello che ora fissava senza abbassare lo sguardo, senza arrendersi nemmeno questa volta. non lo dava a vedere ma dentro, in un angolino di sé sepolto da tutte le parole non dette, da tutte le lacrime non piante, dentro custodiva un pezzettino di sole.

a pensarci bene ci sono cose che varrebbero pene inimmaginabili; come attraversare il deserto, come vivere una vita intera per dimostrare che su queste cose non si è mai scherzato.

In piscina

assumiamo per un attimo che tu abbia ragione e che non esista nulla di tutto questo. come giustifichi i gatti?

che c'entrano i gatti ora?

beh, tu dici che la realtà viene a comporsi là dove siamo più presenti. dormire più di 12 ore, quindi più della metà delle 24 ore della giornata, implica che la realtà venga a realizzarsi nel sonno, nel mondo dei sogni insomma

e i gatti?

i gatti dormono ben più di dodici ore al giorno, o almeno, il mio lo fa. come giustifichi il mio gatto?

e a te sembra reale il tuo gatto?

direi di si, lo tocco, è morbido, mangia, credo respiri e a volte lascia ricordini realissimi sul tappeto

hai mai provato a fargli un bagno?

che vai dicendo? lavare un gatto? morirebbe lo sai bene, lo sanno tutti

e' quello che si pensa, che i gatti odino l'acqua perchè altrimenti si ammalerebbero fino a morirne

e invece?

e invece solo le cose reali possono bagnarsi, i sogni non galleggiano, vanno irrimediabilmente a fondo, scompaiono; si sveglierebbero

e se buttassi il mio gatto in piscina dunque svanirebbe nel nulla e..

..e tornerebbbe nella sua realtà, quella in cui qualcuno sogna d'essere un gatto. e in quella realtà un gatto è un altro, è, chessò, una persona reale che per un lungo periodo, pari alla vita media di un gatto, in quel mondo, dorme.

e se quel qualcuno si svegliasse ?

il gatto scomparirebbe anche se non facesse un bagno. e' il normale corso delle cose, da qualche parte esistono esseri, animali, che dormono il tempo necessario alla nostra vita

perchè 'nostra'?

perchè probabilmente non sono solo i gatti ad essere proiezioni oniriche di qualcuno che dorme altrove

pensi che lo siamo tutti?

solo alcuni. guarda come mi tuffo nell'acqua; vedi? io sono reale

e chi potrebbe mai dormire a sufficienza per sognare una persona intera, per sognare tutta la sua vita?

qualcuno che abita in un mondo dove il tempo è molto più lento

e il gatto?

di nuovo?

si, e il gatto quindi dormendo così tanto sogna a sua volta d'essere altrove?

esatto, come in una lunghissima catena di sogni e realtà

e ogni volta che ci addormentiamo dunque siamo qualcuno di diverso in un altro posto, in un altro universo?

giàe chi mai potrebbe vivere per la durata di una nostra unica notte?

una farfalla o una lucciola per esempio

o una persona intera in un mondo dove il tempo va lentissimo

vedo che hai capito. ma ora basta, godiamoci questa giornata di sole

hai ragione, prendo gli occhialini e arrivo da te ... ...

ecco, va a fondo. non tutti sono reali quanto credono.
84 904370 43317430 1037430 1 6471?

Balle

qualche tempo fa ero solito raccontare bugie, non lo facevo per togliermi dai guai o perchè ne avessi realmente bisogno, avevo preso a raccontarle e basta. è divertente raccontare bugie; se sai raccontare delle storie come si deve questo strappa le attenzioni, la curiosità, e a volte addirittura il rispetto, di chi ogni volta si stupisce ascoltandoti. raccontare balle era intrigante, sempre più coinvolgente, sempre più spinto ed articolato. delle volte riuscivo ad infarcire le mie descrizioni di così tanti dettagli che persino io, a distanza di tempo, iniziavo a confondere i ricordi con le fantasie non sapendo più quale fosse il confine tra bugie e realtà. i miei racconti, con la dovuta perizia acquisita nel tempo, divennero dei romanzi con intrecci degni di un commediografo; la mia abilità era sempre maggiore ed in grado di generare una grandissima mole di falsi ricordi e dettagli mai esistiti. ben presto i destinatari di queste storie non furono più i soliti amichetti del paese ma il mio auditorium s'estese a mamma, papà, mamme e papà di amici, prof di scuola, vigili urbani e persino il prete si convinse d'avermi già cresimato l'anno precedente così da scamparmi quella lunghissima cerimonia. poi però arrivò la parte pesante della faccenda. la fregatura del raccontare tante bugie è che bisogna ricordarsele tutte per non perdere di credibilità, per essere sempre pronti a provare fino allo stremo ogni dettaglio che le avvalori. le mie fantasie stavano diventando troppo voluminose e purtroppo la mia memoria satura non mi permise più di continuare su quella strada. da un giorno all'altro dovetti smettere e si tornò alla realtà. la vita allora fu di nuovo genuina ma immensamente piatta, una noia infernale. infine un giorno morii ed oggi per fortuna posso raccontarvi di quel fantastico pomeriggio..

Razzista

non c'è differenza tra te e me solo per la tinta della nostra pelle, non ti insulterò mai per una stronzata del genere. non c'è differenza tra te e me per i nostri natali, per il nome con cui preghiamo dio, per il nome con cui lo bestemmiamo. mi è indifferente il modo in cui ti vesti, la carne di cui ti cibi, le spezie che usi nei piatti che cucini. non ti ho mai guardato storto per la lingua che parli, per il tuo accento, per i tratti del tuo viso. non so quale macchina guidi, non mi interessa il tuo conto in banca. ignoro la città da cui provieni, non ti giudico per le griffe sui tuoi accessori. non sono più buono di te, non mi ritengo migliore. sappi però che il razzismo di cui gli altri ti ricoprono, i pregiudizi che ti seguono ovunque o persino gli insulti che ti rivolgono le persone ignoranti non ti giustificheranno nelle tue idiozie, non ti copriranno nei momenti in cui mancherai di buone maniere e non ti proteggeranno dalla semplice eventualità che potrai starmi antipatico. la tua pelle, la tua religione, la tua lingua non mi impietosiranno quando sarai un cafone e non disdegnerò di dirtelo in faccia. la tua situazione non farà da schermo ai tuoi eccessi, la tua maleducazione non sarà mai temperata dal fatto che tu ti ritenga svantaggiato rispetto a me. non mi comporterò in modo diverso perchè hai origini africane e non ti sorriderò se sarai un cretino. e se questo non lo capisci, se ti è facile includermi tra i soliti che non ti capiscono, il razzista e l'idiota di turno stavolta non sono io.

io credo che ci sarai, ne sono fermamente convinto. credo che ci sarai proprio tu alla fine di questo viaggio, di questa ennesima avventura in cui gli occhi di entrambi puntano alla meta comune. questa è la nostra strada, e sarà così come sognavamo che fosse.


sono rane e stanno su un albero. sono mosse perchè stan saltando, non si sente ma gracidano pure. sono rane ed ovviamente stanno tra i rami, esattamente dove le avrei disegnate se non avessi potuto fotografarle.

Fuoco


lo sai, sei come il fuoco ed io adoro giocare col fuoco. lo sai che non mi spavento più, lo sai che io non arretro mai. sei come il fuoco e di te prendo la luce. sei come una fiamma leggera che cammina sulle corde dei miei pensieri ed io ascolto la musica che ne proviene. seguo le tue curve nella danza del vento e mi scaldo del tuo ricordo in un accendino quando sei troppo lontana. sei in questa candela e nella sua cera che non ha coraggio di farmi davvero del male se mi scivola addosso, sei in questa sigaretta che accendo la sera per guardarla consumarsi lentamente ed addormentarsi con me.

Proporzionalmente

-a scuola mi dicono che peso tantissimo. mamma, io sono grassa?

-no, pesi più degli altri perchè sei molto più alta, il peso è proporzionale

-cosa vuol dire proporzionale?

-c'era una volta una ragazza spagnola che crescendo era ben contenta di notare come anche le sue tettine crescessero insieme a lei, proporzionatamente. un giorno, sui vent'anni circa, pensò che fosse il caso di smetterla di crescere perchè aveva già raggiunto misure che la soddisfavano. i suoi bon bon però non la pensavano allo stesso modo e presto capì che nessuno li poteva fermare nella loro volontà di crescita sproporzionata. un fatidico giorno, per l'effetto aerostato o mongolfiera che dir si voglia, si svegliò lievitando a mezz'aria sopra il suo letto e subito una folata improvvisa di vento la trascinò fuori dalla finestra aperta. nessuno la vide più.

-:|

-forse esplose.

Stargate

il suo lavoro attentava alla fantasia, era chiaro ormai. un ufficio vissuto giorno dopo giorno, otto ore alla volta, con forzata fedeltà, sarebbe stato capace di ingrigire anche il più vago retaggio d'infanzia e creatività; la sua, invece, era tenace, tenace come le cozze allo scoglio, come, chessò, la nutella al grissino, la lingua ai ghiaccioli troppo freddi, la cera sciolta sulla tovaglia, le dita alla colla attack. in fianco al computer, monile prezioso per rimanere allenato, un piccolo quadretto con una capra in primo piano, sorridente occhistorti, bavacolante cornamunita, tipico ruminante con tanto di fili d'erba ancora fra i denti. nel cassetto, il primo sulla destra, appena sotto l'ultima versione del codice tributario, riposava il suo diario segreto che al momento opportuno era sempre pronto ad accogliere idee grandiose. quel giorno era un caldissimo pomeriggio estivo ricolmo d'infinite pratiche pronte per essere evase, quel giorno lui si guardò attorno, aprì il primo cassetto, scostò l'inutile fardello biblico di leggi, e sfogliò sulla scrivania quel dolce stargate verso la sua libertà. scrisse: 'il suo lavoro attentava alla fantasia, era chiaro ormai. un ufficio vissu...'
è irrefrenabile
quella tensione al tutto
che si trattiene per timore;
è ineluttabile
il momento
in cui ci si arrende
alla felicità

l'istante successivo e quello immediatamente precedente sono vuoti al confronto. gli istanti in mezzo sono la parte migliore, quelli in cui ti manca il respiro, quelli in cui anche se non sai che fare te ne freghi e succeda quel che succeda la sfida è questa e bisogna cavalcarla sempre. la ragione viene prima, ma se sei arrivato a quel punto lei ha già perso; le conseguenze vengon dopo ma non serve mai a niente piangere sul latte versato. il mezzo, che può durare anni interi, passa veloce come se fosse questione di un solo istante, nel mezzo c'è tutto quello che varrà la pena ricordare ed inseguire di nuovo non appena se ne avranno le forze. è semplice e funziona un po' come in un tuffo nel vuoto.

Promesse

-da grande facciamo che io sono la moglie e tu il marito?
-bleeah, che schifo!
-no dai scherzavo, però vero che staremo sempre insieme?
-mm, può darsi
-daccordo, ma se divento un elefante?
-costruirò una casa grandissima!
-e se divento un budino?
-ti metto in frigo così non ti sciogli
-uff, nel frigo noo... va bene dai fa niente
-allora abitiamo in cima ad una montagna dove fa freddissimo
-sii questa idea è bellissima!.. ma.. se.. ma se mi rapiscono tu mi salvi ?
-si certo.. poi però ogni volta che ti salvo teniamo il conto così vediamo alla fine chi vince
-daccordo, ci sto
-e se succede che piove tanto tanto tanto che si riempiono tutte le strade d'acqua e c'è bisogno di una barca, e abbiamo una canna da pesca, e io pesco.. tu cucini ?
-noo, che noiaa. voi uomini volete sempre che noi cuciniamo. lo dice sempre la mamma
-e voi donne volete sempre fare la spesa. così gli risponde papà
-ma a me non piace fare le spese, io voglio andare fin lassù
-sulle nuvole intendi ? ma sono trooppo alte!
-sususu, fino alle stelle dico io
-uhmm..
-ma noi non litighiamo come i grandi vero ?
-no..io non ci voglio diventare grande, ci stai?
-ci sto.. me lo prometti ?
-promesso.
shh, taci, basta parlare, non serve più. ora bisogna solo imparare a perdersi.

Scelte ed eventi

ascolta, ho una cosa da dirti, purtroppo è successo ancora. ti prego non dirmi che sono il solito distratto, stavolta ci ho provato a fare attenzione, ma è stato più forte di me. è successo tutto all'improvviso, sul momento quasi non me n'ero nemmeno accorto, solo dopo ho notato il cuore che batteva troppo forte, il sudore troppo freddo per gli inizi di luglio, i pensieri inchiodati su argomenti già visti. ho fatto finta di niente, ho detto adesso passa tutto, non ti preoccupare, non può succedere ancora, lo dicono tutti che non avrebbe senso e che non sarebbe la cosa giusta. ma stanotte non son bastate le cuffie nelle orecchie prima di dormire per indirizzare i sogni, e per risolvere il problema non è nemmeno bastato stare a letto fino a tardi. allora ho detto ok, prendine atto, succede di nuovo anche se tu non vuoi, anche se non potresti, anche se lo sconsigliano tutti. la vita è fatta in parte di scelte ed in parte di eventi, e certi eventi se ne fregano delle tue scelte. per favore non avercela con me, perché stavolta ci ho provato, ci ho provato davvero a non innamorarmi di te.
le nuvole non s'incollano davanti al sole, non per sempre quantomeno.
se ora nevicasse sarebbe la prima volta che succede a luglio, sarebbe la prima volta che in mezzo al caldo d'estate miliardi di piccoli fiocchetti bianchi freddissimi, posandosi sulla pelle imperlata di sudore, riuscirebbero a pervaderti con un brivido lungo la schiena. se ora nevicasse ci sarebbe di che essere stupiti per giorni interi, ci sarebbe di che sorridere dallo stupore e dalla contentezza. ci si potrebbe sentire felici come bambini se ora, da queste nuvole d'un temporale estivo, iniziassero a cadere palline di neve bianca. vien da sorridere al solo pensiero di quei fiocchetti, ci si sente stupidi abbastanza anche solo ad immaginare la scena. è una cosa talmente assurda che quasi non fa differenza che succeda o meno, i suoi effetti li ha già prodotti e questo è quello che conta. potrebbe succedere qualsiasi cosa quando si è disposti a stupirsi come se fosse la prima volta.

di lì a poco ci sarebbe stato l'evento del secolo, lo sapevano tutti, si sentiva nell'aria oramai.

Spirito Animale

quando ero un piccione facevo la spola fra sanmarco e piazza di spagna, a seconda delle stagioni, secondo i turisti. fui pesce, un orgoglioso merluzzo squamato, e abboccando ad una tentazione che prometteva d'amarmi finii nel piatto d'un pescatore di porto. fui bruco, crisalide e farfalla, e m'invaghii d'una margherita che amava far progetti per la vita intera. mi inteneriva molto quel fiore e dopo quattro giorni le dissi arrivederci al posto d'addio per non farla soffrire. fui gufo, pipistrello e civetta, e da allora smisi d'avere paura del buio. fui cane fedele abbandonato in mezzo alla strada poi gatto schivo senza padrone e senza fiducia. nella gabbietta da canarino di una piccola bimba ritrovai la libertà di voler bene a qualcuno; in una palude sperduta gracidai la bellezza delle mie ninfee inaccessibili. da fuco fui deliziato da prezioso polline, da zanzara venni a rubarvi il sangue e da avvoltoio mi sostennero le vostre esistenze al capolinea. a seguire fui lupo, faina e leone; poco dopo agnello, gallo e gazzella. mi impuntai da mulo e per gioco mi uccideste da toro. da cavallo vi feci ricchi e contenti mentre da topo vi feci ribrezzo. moscerino mi schiantai sul parabrezza d'un tir; da mosca contro una finestra che credetti aperta. fossi stato un grillo parlante avreste colto il senso delle mie serenate. m'aveste baciato ranocchio sarebbe cambiata ogni cosa.
-untuffocolsaporedisaleperealizzaretuttoquellochealtrimentinonsiavrebbea
vutoilcoraggiodifareinquestalungacorsaversoiltraguardopiùambitoinquest
alunganottedestatedaberetuttadunfiatofinquandosulpiumonediunlettoinve
rnalecisilasceràndàreadundesideriocheancoraperpocociverràproibito.

- calma,ora respira ed apri gli occhi.

Blueberries pie

once upon a time a little girl with her shining smile, her red small elegant dress that made her look like a princess, suddenly stopped enchanted by a voice, and promptly asked shyly who was twice. from the forest, that surrounded her path, then appeared a real prince charming, confessing that he was attracted by her joyous chirping. the little girl blushed as never before that time and her heart seemed to explode in that while. with her innocent voice asked the prince if he meant to hurt her in any way and he replied pointing to a cloud that was swaying in that sky of an ending may: “before that turns into rain i'll be your best friend against pain”. the damsel therefore closed slowly her eyes and on his soft lips discovered the taste of a blueberries pie.

Fuochi d'artificio


ogni fuoco d'artificio avrà i suoi cinque secondi da stella. ogni fuoco lo sa, ognuno ci crede con tutto se stesso. ogni fuoco d'artificio prenderà il volo in una notte d'estate, illuminerà a giorno una città intera, attirerà su di se migliaia di occhi curiosi. ognuno esploderà nel silenzio della sua luce pirotecnica, si approprierà di più cielo possibile mentre qualcuno cercherà d'immortalarlo in una foto che non gli renderà giustizia. ognuno esploderà con soddisfazione dopo averlo atteso così a lungo da renderlo un sogno irrealizzabile; infrangerà quel che credeva impossibile e sarà il suo giorno migliore, e griderà il suo boato nel vuoto. quando giungerà agli spettatori la sua voce, la sua luce starà già sciogliendosi in neve dorata sopra la folla-sguardo-in-alto; quando se ne andrà seguito dagli altri candidati agli ambiti cinque secondi di gloria, su nel cielo, quello vero, quello che riposa oltre le nuvole bianche, un puntino nuovo di zecca continuerà a splendere in suo nome. ogni fuoco d'artificio avrà i suoi cinque, eterni, secondi da stella.

Odiami

non fidarti, odiami. non fidarti delle mie bugie, dei miei discorsi imbastiti per gioco, dei miei progetti campati per aria. non seguirmi su questa strada dissestata che forse non porterà a niente. credimi quando ti dico che partirei, che voglio quel deserto cui ho sempre ambito e che lo avrò, fosse anche solo per pochi istanti. credi a queste follie, non sono uno scherzo, né un vagheggiare coi pensieri d'estate; prenderanno vita, una ad una, con la certezza che la determinazione si saprà conquistare. un giorno ci saranno i fiori d'arancio, i grandi cenoni a natale e le gite della domenica pomeriggio, ma per oggi, solo per oggi, non riesco a fermarmi, non so nemmeno da che parte iniziare. non fidarti ed odiami perché le vie di mezzo non fanno ancora parte del gioco.

Non è un caso


non sei qui per caso, ma tu questo già lo sai. te lo eri già chiesto il motivo per cui ti ritrovavi a leggere qui così spesso e le scuse che hai trovato ora rendono tutto più facile e innocente. non sei qui per caso a leggere storie come fossero articoli di giornale di cronaca vera. le leggi con sospetto queste favole, sapendo già che da loro bisogna diffidare perché non è sempre oro quello che luccica, perché non si può dare piena fiducia alle parole. non ti preoccupare, io farò finta di niente mentre tu ti cercherai tra le righe; farò finta di niente mentre queste parole, messe in fila quasi per caso, ti strapperanno il sorriso per cui furono scritte. farò finta di non sapere che entrambi spilliamo il polline dal medesimo fiore.
un dilemma fa sempre pensare troppo. dieci dilemmi hanno quel fascino che ti stampa in faccia il sorriso che nessuno riesce più a toglierti.

Sedicenni

noi, siamo dei sedicenni con la moto un po' più grossa, possiamo volare, viaggiare e sposarci. possiamo scappare, mangiare nutella senza che nessuno ci dica niente, mangiare vassoi enormi di pasticcini a merenda. possiamo comprare i peluche giganti che ci hanno sempre negato, fare tardi la sera e dormire in riva al mare la notte. siamo una delle generazioni più fortunate della storia, spesso si fatica persino a crederlo. siamo maturi a sufficienza per sapere che nulla è completamente giusto e nulla completamente sbagliato, e siamo furbi abbastanza per prendere il meglio da ogni occasione. viviamo sul limite, col rischio di sbagliare ad ogni scelta, sentendo l'adrenalina che ci scorre dentro e ci annebbia il giudizio, che tanto, quello ancora non serve. siamo eterni studenti, su questi banchi d'una scuola che frequenteremo a vita, su questi libri di testo che scriviamo noi stessi. sedicenni di nuovo, un altro giro per tutti, questo lo offre la casa.

Il corridoio

metti che, camminando per un non so dove, ti capiti d'incontrare un corridoio bello ampio e lungo, e che tu lo debba attraversare. ci sono diverse possibilità d'affrontare il problema; ci si può passare tenendosi radenti il muro, di destra o di sinistra, dipende dalla componente destrorsa di ciascuno; si può alzare la testa e percorrerlo come se fosse una lunga passerella, in centro, compiacendosi d'aver avuto una possibilità del genere per mettersi in mostra; si può correre o accelerare il passo affinché tutto possa passare in fretta, con lo sguardo basso e nervoso che cerca di non pensarci; poi, un'altra possibilità potrebbe anche essere quella di dare solo una sbirciata e tornare indietro o cercare un'altra strada per aggirare il problema. in università c'è un corridoio del genere con dei banchi posti circa a metà. oggi ero seduto su uno di quei banchi e vedevo le persone passare, atteggiarsi, correre, imbarazzarsi per quel lungo corridoio. un tizio si è fermato a metà, davanti ai tavoli, come se stesse per chiedere qualcosa, poi ha tirato fuori il cellulare ed ha iniziato a parlare di calcio con un suo amico pugliese, pugliese di bari. hanno parlato per mezz'ora di calcio, e io non credevo fosse possibile parlare di calcio così a lungo senza nemmeno un filo logico. poi il suo amico, povero lo capisco, deve avergli detto che non poteva più stare al telefono a parlare di calcio per tutto il giorno, lui allora ha attaccato, ed è tornato da dove era venuto, lasciando a metà il corridoio. io, un'eventualità del genere proprio non l'avevo nemmeno concepita, ero sempre rimasto d'accordo con l'idea che una volta iniziato, il corridoio lo si dovesse finire, invece non è così. certe persone iniziano le cose, le portano avanti fino a metà, si stufano e tornano indietro, senza motivo.
stamattina, vado in cucina, guardo in basso e nella cesta c'è un gatto. non è il mio gatto, ne son certo, non c'assomiglia nemmeno un po'.

La tartaruga

c'era una volta una tartaruga, una di quelle che si tengono nell'acquario di casa in alternativa o in compagnia ai pesciolini rossi. come tutte le tartarughine cercava di arrampicarsi sulle pareti di quella vaschetta a forma di oasi con tanto di laghetto e zona ombreggiata da alberelli. ogni volta che tentava la fuga si rovesciava, stava a zampettare un po' girata di schiena, poi in un lampo, ancor oggi mi chiedo come facesse, in un lampo si rimetteva dritta. ripeteva l'operazione decine di volte al giorno, come per tenersi in allenamento, come se stesse preparandosi ad ogni evenienza. quell'esserino minuscolo sapeva resistere per settimane intere senza mangiare, sapeva battere ritmicamente contro la plastica del fondo per reclamare più acqua e riusciva persino ad arrampicarsi in cima alla palma di plastica per poi mettersi a guardare fuori come una vera sentinella che allunga il collo. senza esagerare, quel piccolo animaletto gusciomunito era un vero soldato, non ci sono dubbi.
una delle sue attività preferite, beh, in verità non so proprio quanto le aggradasse, era giocare con animali più grandi. metterla a contatto con micetti e cagnolini la faceva divertire molto, credo, così sembrava quantomeno. il suo migliore amichetto era il nostro cagnolino lucky, un volpino bianco latte, candido e premuroso tanto da abbaiare in segno di pericolo ogni volta che qualcuno si avvicinasse alla sua vaschetta. un giorno, sugli inizi della primavera, un'amica venne in visita con altri due eleganti bolognesi, un maschio ed una femmina. lucky quel giorno si invaghì perdutamente di aika e la portò orgoglioso a perlustrare il suo territorio attorno casa. l'altro, hachiko, lasciato solo dalla compagna, peluche bianco a quattro zampe scottato dalla delusione d'amore, come in un vero agguato militare si diresse dalla super tartarughina. la piccola vedetta verde, notando da lontano lo scodinzolare ritmato del nemico, è probabile abbia pensato al suo lucky, è probabile sia stata contenta per un breve, brevissimo istante, poi realizzò. quel giorno lucky non abbaiò in segno di pericolo, e a nulla servì sapersi girare da pancia in su. la tartaruga con velleità da ninja, la coraggiosa eroina delle oasi domestiche, si spense così, in due bocconi d'un bolognese dal cuore spezzato; in una vendetta d'amore rubato.
ci sono quei momenti in cui si dice basta, in cui ci si appella a quella fantomatica goccia che finalmente fa traboccare il vaso. ci sono quei giri di boa, quei check point, quelle pietre miliari, che quando compaiono all'orizzonte sono rassicuranti, perchè tanto, da lì, indietro non si tornerà mai a meno di mirabolanti sconvolgimenti. è una liberazione prendere decisioni drastiche, essere apocalittici, conclusivi. riuscire a rispettare una decisione netta presa all'improvviso dà leggerezza e fiducia in sé. fare così non è saggio, non è maturo e non è salutare, ma è un po' come scrivere l'ultima pagina del libro di cui da sempre avresti voluto essere l'autore. il sequel, se mai ci fosse, sarebbe tutto da costruire da zero, sarebbe tutta un'altra storia.

Udienza

premetto che mi riserverò la facoltà di non ascoltare i vostri consigli, di non seguire il vostro esempio, di non accettare le vostre verità. mi arrogo il diritto di credere che nulla sia più vero di ciò che provo, che esistere sia impalpabile, che il tempo non ci remi contro. signori della corte, mi appello all'unica inesorabile legge naturale secondo la quale siamo costretti ad attenerci unicamente alla nostra coscienza, pagando gli errori con le dovute pene, riabilitandoci appieno con scuse sincere. mi proclamo colpevole alle vostre accuse, non rinnego nessuna delle colpe che mi si imputano, non scapperò d'innanzi al vostro giudizio né mi percorrerà un brivido di timore quando cercherete di intimidirmi. non avrete la soddisfazione di processarmi in contumacia né abbasserò gli occhi quando proverete a farmi capro espiatorio dei vostri errori. dovrete guardarmi in faccia se ne avrete il coraggio e poi giudicarmi con lo stesso metro con cui vi guardate allo specchio. prima che giungiate alla sentenza io sarò un libero reo confesso e voi vi ritroverete colpevoli degli stessi crimini che avete sempre condannato nel prossimo.

74 8333 7051' ?

Uova

un uovo è tondo, non più grande del pugno di un neonato, indifeso allo stesso modo. un uovo, una gallina, ed il loro dilemma eterno su chi sia stato il primo. crepes, frittate, uova alla coque. uova di pasqua incartate eleganti, uova giganti in tutù. ovetti kinder comprati alla cassa facendo la spesa e la loro sorpresa da montare con le istruzioni. uova di rana senza guscio a galleggio nei laghetti del bosco, di colomba un poco più grandi nei nidi dei cornicioni e quelle enormi di struzzo che non ci si crede. uova rotonde, un poco schiacciate per stare in piedi. uova in camicia, stracciate, uova strapazzate. zabaione, maionese e tiramisù.

541074 1'0070 783 94373

Stelle

cosa si dice tra le stelle? cosa si dice di noi quaggiù, di noi che contiamo le vostre luci nelle notti d'estate?
e' vero che avete angeli vestiti di bianco, con grandi ali maestose di penne e di piume? e' vero che ridete, guardandoci dall'alto, dei nostri finti problemi, del nostro arrovellarci su questioni così piccole? e' vero che state dalla nostra parte se esprimiamo un desiderio quando lasciate una scia?
quante siete? siete tutte amiche? avete mai fatto la guerra tra voi? come fate a parlare così distanti l'una dall'altra? cosa fate quando ci sono le nuvole a coprire il cielo? dove vi nascondete ogni giorno?
vi siete mai tuffate nel mare ? e' vero che siete tutte gemelle? chi sceglie i disegni che guidano i marinai ? se provo a toccarvi scottate? lo conoscete davvero il futuro?
risponderete mai?

Nonostante

nonostante il caldo, la pioggia, il sole, il temporale; nonostante i malanni, gli acciacchi, le influenze, il destino; nonostante gli intralci, gli incidenti, i colpi di scena, le sorprese; nonostante il sonno, gli impegni, il lavoro, lo studio. nonostante ogni cosa possa intromettersi, intralciare, disturbare, rimandare. nonostante la ragione lo sconsigli, la paura ne diffidi, la sicurezza ne dubiti, l'incertezza ìmperi. nonostante l'esperienza, le cicatrici, le illusioni, le convinzioni. nonostante i ripensamenti, gli errori, i rischi, i guai. nonostante tutto, cascasse il mondo, così sia.

3030574373 70770 10 71 5430

L'alba

guarda, tra poco si alzeranno tutti; prima accenderanno la luce del bagno, poi quella della cucina. a breve saranno tutti in piedi per una nuova giornata.
nel silenzio dell'alba puoi sentire già le sveglie che suonano su tutti i comodini, puoi sentire i loro trilli, i loro canti interrotti da manate intrise di sonno che lì per lì cercheranno di conquistarsi altri cinque minuti delle loro visioni notturne. guarda a quelle finestre che s'accendono: oggi, ancora per poco, è un giorno qualunque per tutti loro.
oggi è uno di quei giorni che per la maggior parte si perderà tra i mille altri su un calendario. per qualcuno inizierà nel migliore dei modi e pensando che sia un giorno speciale farà in modo che si realizzi. per altri, da subito, da quando in cucina apriranno il frigo e troveranno la bottiglia del latte agli sgoccioli, da quando nella dispensa troveranno le briciole dei biscotti finiti, la giornata sarà già stata etichettata nel peggiore dei modi. per pochi, pochissimi eletti, anche quest'oggi si candida ad essere il migliore che ripaga i precedenti oppure il peggiore da cui non si può che risalire.
ora di sera si riaccenderanno le luci della cucina, poco dopo quelle del bagno. le luci della camera prima verranno smorzate da un abat-jour, poi s'arrenderanno anche loro. guarda come tutto si sveglia, pensa a come tutto ora di sera s'addormenterà di nuovo. un mare intero nel mezzo, pura magia ogni giorno.

33574 9033 6073 531 84 9308377181 783 71 54341 331 810 910330 8191033

I Numeri - 1 308331

i numeri sono la metà sincera delle lettere dell'alfabeto, sono quella parte affidabile, a volte fredda o addirittura cinica, che non mente mai. con le cifre puoi dire qualsiasi cosa, persino quello che non avresti mai avuto il coraggio di confessare.
i numeri erano una noia a scuola, quasi per tutti; era difficile comprendere come si potesse essere sempre così ligi al dovere, così intransigenti, sempre così perfetti; spesso i numeri mettevano rabbia anche solo per questo. la perfezione dei numeri sta sempre lì a ricordarci i nostri errori di calcolo, le nostre distrazioni, le nostre approssimazioni. si sbaglia un conto lungo una facciata intera anche solo per un piccolo zero che fino a poco prima non contava niente. quando questo succede vien da pensare che una O non varrà mai così tanto; se lo sogna d'avere i poteri di uno zero qualsiasi.
le lettere poi rispondono a raffica troppo spesso, formando parole taglienti senza neppure avere un senso, senza neppure prima pensare alle conseguenze. le parole si susseguono veloci con la rabbia negli occhi, con lo slancio fulmineo dei colpi di testa. i numeri non hanno mai ceduto a mentirti né mai lo faranno. è per questo che hanno qualcosa di speciale.
era giusto rendergliene il merito.

135393481 4 7037433 13 573113 3 71 80573330 904371 50931 81 139430 4 73
0991 81 84374 034 9335034 84 303 90550 3388330 61310, 3388330 933 5783320. 399033 81 9147333663 783 90417030, 43783 5010 933 91070, 13 1353934553 4 1399333 901.

Giugno

giugno è una lunga notte d'estate con le finestre aperte, sdraiàti al buio mentre si ascolta la musica e si appunta la scena credendosi dei veri scrittori. giugno è una sola frase in mezzo ad una storia lunga un anno intero.
giugno e i suoi coni gelato, le sue gite improvvisate, i suoi baci salati.
è giugno e pare esserci una vita davanti. giugno adolescente, irrequieto, speranzoso; che guarda ad una estate che deve ancora venire. giugno è il sabato del villaggio, è l'ultimo giorno di scuola, è il movimento secondo del chiaro di luna. ascolta il silenzio di chi prende fiato per cantare a squarciagola la sua voglia di nuovo, di mare e d'una estate da ricordare.

Cerimonie


la noia delle cerimonie sta negli occhi di chi le vive, nella messa troppo lunga in cui non si crede, nelle questioni in sospeso con chi si rivede. tutti in piedi, prima il prete parla poi comincia la festa. i bambini contenti per i regali importanti, i grandi vestiti a modo in macchinoni eleganti. finti sorrisi, parentele forzate e poi gli imbucati. tre, quattro portate; sorbetto, torta e gelato. poi finalmente il prato.
c'è sempre un prato nelle cerimonie, o una terrazza al suo posto. c'è sempre il nonno che racconta ai nipoti la sua naia, il suo passato, i suoi errori e il loro costo. poi passa ai successi e tutto quello che ha fatto in quei racconti prende un senso di cui non s'era nemmeno accorto. in quel momento il nonno pare quasi risorto.
c'è sempre un pallone per i bambini dopo pranzo, ci sono i dispetti e quindi i rimproveri di gruppo, le sfuriate dei genitori coalizzati, quindi i castighi e i pianti a lacrime di coccodrillo. il modo di piangere più bello.
la noia delle cerimonie sta negli occhi di chi le vive, da nessun'altra parte a pensarci bene. è solo questione di prendere il meglio, come da uno sbaglio.